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Parco Trotter

Per tutte le strutture che ospita e le attività che vi si svolgono, il Parco Trotter è quasi una piccola città.

Caratterizzato da una storia decisamente originale e da una ricchezza botanica. Il parco, chiamato così perché fino al 1924 ha ospitato la sede della Società del Trotter, ha avuto una lunga ed interessante storia: da giardino pedagogico affiancato a una scuola, alla denominazione di “risorsa verde” negli anni ’60, ovvero un’area da destinarsi a manifestazioni culturali per le vacanze dei milanesi. Su questa scia negli anni ’70 viene realizzato un Teatrino per le rappresentazioni della neonata associazione del Piccolo Teatro del Trotter che ruota intorno alla scuola, ormai diventata una vera e propria scuola di quartiere.
L’area verde è una delle più importanti della Zona 2 ed è un punto di riferimento per tutto il quartiere, anche grazie alle numerose attività didattiche che vengono organizzate al suo interno.

Il verde innanzitutto. Come risposta allo stress quotidiano e come uno degli indicatori più importanti del benessere cittadino. L’obiettivo dell’Amministrazione Comunale è quello di valorizzare, potenziare e qualificare il verde che già esiste, anche con iniziative e manifestazioni, per coinvolgere e rendere maggiormente consapevole il cittadino del valore ricreativo e educativo dello spazio pubblico.

Assessore all’Arredo, Decoro Urbano e Verde
Maurizio Cadeo

 

Di tutte le aree verdi presenti in città, il Parco Trotter rappresenta una delle realtà urbane più interessanti e affascinanti, capace di raccontare l’identità e la storia della Zona 2. Sin dal suo nascere nel lontano 1924 il parco è espressione dello sviluppo sociale, urbanistico e educativo di un quartiere nato come periferia urbana e oggi parte integrante della città.
Ippodromo prima e verde pubblico oggi, il parco Trotter è capace di racchiudere nella sua storia pagine importanti dell’evoluzione urbanistica della nostra città, da quando oltre un secolo fa l’Amministrazione Comunale rilevò l’area per insediarvi un innovativo progetto di scuola all’aperto. La Regia Scuola Speciale “Umberto di Savoia”, la più grande in Italia e fra le più grandi d’Europa, che con i suoi 1400 alunni era destinata ad accogliere i bambini malati di tubercolosi di Milano, 160 dei quali stabilmente residenti al Trotter presso il Convitto detto “Casa del Sole”. Di quella importante esperienza educativa e del significativo progetto architettonico che fu la Casa del Sole, ben poche sono le testimonianze visibili oggi giorno, ad eccezione dell’antica pista ippica trasformata nel principale viale alberato del parco, oltre ai profili dell’antica colonia con il suo storico teatrino tornato, dopo un’accurata opera di restauro e di riqualificazione, ad assolvere un ruolo importante nel processo formativo e didattico dei giovani milanesi.
Valorizzare la conoscenza di questi luoghi e del loro rilevante patrimonio botanico, attraverso la pubblicazione di guide come questa, equivale a preservare e mantenere indelebile il ricordo di pagine fondamentali per comprendere la storia e l’identità sia della Zona 2 che della nostra Milano.

Assessore al Turismo, Marketing Territoriale, Identità
Massimiliano Orsatti

 

Il Parco Trotter è sicuramente molto conosciuto e frequentato dai cittadini milanesi residenti tra viale Monza e via Padova. Molti tuttavia non sanno che anche nella periferia est della città si può ammirare un parco con un patrimonio arboreo importante, che offre ospitalità e riposo all’ombra dei suoi alberi secolari e che ogni stagione si colora puntualmente, seguendo i ritmi della natura.
Per questo motivo la Commissione Ambiente del Consiglio di Zona 2 ha voluto proporre la realizzazione di una guida botanica che sia un ausilio per le visite guidate che le Guardie Ecologiche Volontarie, con competenza ed entusiasmo, organizzano per le scuole di tutta la città. Il libro si inserisce nella collana dedicata ai percorsi botanici nei parchi di Milano, che ha riscosso nelle edizioni precedenti successo e grande interesse.
L’entusiasmo e l’ambizione che hanno accompagnato la realizzazione di questa guida lascia sperare che, anche in questa occasione, i Milanesi possano scoprire ed apprezzare un angolo verde della loro città che ha avuto e continua ad avere un importante ruolo storico. sociale ed educativo.
Si ringraziano tutti coloro che con passione e pazienza hanno contribuito alla realizzazione di questo libro: l’Assessore Maurizio Cadeo, l’Assessore Massimiliano Orsatti, l’ing. Luigi Vigani, l’arch. Giovanni Crespi, il dott. Giorgio Paltrinieri, il dott. Gianfranco Caimmi e tutte le Guardie Ecologiche Volontarie della Zona 2, l’Associazione Amici del Parco Trotter

Il Presidente del Consiglio di Zona 2
Luca Lepore
Il Presidente della Commissione Ambiente,
Traffico e Viabilità del Consiglio di Zona 2
Renata Marotta

La storia
a cura di Renata Marotta
Verso la fine dell’Ottocento, quando si cominciò a progettare la costruzione della Stazione Centrale nell’allora Piazza Doria, ora Piazza Duca d’Aosta, sorse l’esigenza di trasferire la sede del Trotter milanese, situato proprio nell’area destinata alla nuova stazione ferroviaria.
Si pensò allo spazio boschivo di proprietà del Comune di Turro, tra la Via Militare dello Spluga, ora Viale Monza, e la Via Postale Veneta, l’attuale via Padova. L’area aveva un’estensione di 128.000 metri quadrati.
Il 19 dicembre 1903, al costo di 189.598 lire il terreno venne acquistato e, in due anni di lavoro, l’ingegner Enrico Prevosti ricavò una pista per i cavalli lunga mille metri, tre tribune, un maneggio coperto, le scuderie, un bar ed alcune palazzine.
Il 1 aprile 1906 il nuovo Trotter fu inaugurato alla presenza delle più stimate autorità dell’epoca; nel 1919, quando il Comune di Turro fu annesso a quello di Milano, lo spazio fu ceduto al costo rivalutato di 1.028.000 lire.
Già dall’anno precedente durante i mesi estivi, era stata istituita una colonia per bambini gracili bisognosi di cure e vita all’aria aperta. Gli ottimi risultati ottenuti trasformarono l’esperimento in una vera e propria scuola e decisero la scomparsa delle corse dei cavalli.
Nel 1924 infatti l’attività ippica fu trasferita a San Siro. L’idea di una scuola all’aperto era nata negli Stati Uniti e nel nord Europa dove alcuni eminenti pedagogisti (J.Dewey e O.Decroly, sostenitori della corrente di pensiero chiamata “attivismo”) avevano osservato che l’esperienza del fare e dell’osservare erano i più potenti fattori dell’apprendimento nei ragazzi che dovevano conquistare la propria fisionomia cognitiva in modo autonomo.
Per poter meglio realizzare una proposta didattica attiva le scuole avevano necessità di grandi spazi, di laboratori, dove i bambini fossero liberi di apprendere, giocare e socializzare.
Tutto ciò maturò il pensiero di aprire scuole all’aperto in cui fosse possibile recuperare e rinforzare il rapporto con la natura che spesso gli adulti avevano smarrito.
Le palazzine del Trotter, rigorosamente distribuite nel verde, ospitarono prima una scuola materna ed in seguito una scuola di avviamento con laboratori femminili per dare alle ragazze la possibilità di imparare a gestire la propria casa e acquisire capacità professionali.
Furono poi istituiti anche corsi di qualificazione agraria ed industriale per i maschi.

Il Trotter si propose anche di salvaguardare la salute dei minori in età scolare dal contagio di familiari affetti da tubercolosi e di offrire ai bambini un ambiente igienico con vita all’aperto,un’alimentazione appropriata, la somministrazione di vitamine, in modo da assicurare una buona profilassi antitubercolare. A tale proposito venne creato un convitto con otto dormitori, sale di soggiorno, guardaroba, lavanderia, cucina, refettori, sala medica, stanze di degenza e di isolamento. Durante l’estate la colonia elioterapica accolse i ragazzi milanesi, provenienti da famiglie in difficoltà economiche, talvolta costrette ad abbandonare i figli sulla strada, ed offerse loro assistenza ed aiuto. I bambini si recavano a scuola in tram partendo da 10 capolinea dislocati in ogni parte della città.
All’interno del Trotter sorse anche un’azienda agricola con l’aiuto di alcune cooperative, che, insieme ai ragazzi della scuola, gestivano l’allevamento di pollame, di conigli, fiori, ortaggi e un piccolo e rudimentale caseificio, che trasformava il latte prodotto dalle mucche in latticini freschi e genuini. La scuola all’aperto era la più grande d’Italia e una delle più grandi d’Europa, gli alunni erano più di 1400, nel convitto i posti letto erano 160.
Nella scuola del Trotter, che era intitolata a Umberto di Savoia, anche durante gli anni del regime fascista vennero conservati gli stessi indirizzi e principi pedagogici originari. Tutte le attività didattiche continuarono ad essere svolte all’aperto, all’aria e al sole così poco disponibili nella maggior parte delle misere ed affollate abitazioni dei ceti meno abbienti.
La Seconda Guerra Mondiale pose fine all’attività del Trotter, i bambini dovettero essere trasferiti a Seregno e sulla scuola caddero le bombe che, nel 1944, rasero al suolo il quartiere di Gorla.
Solo dopo la fine del conflitto la scuola, ora chiamata Casa del Sole, riprese lentamente a funzionare, ma perse il suo ruolo igienico-sanitario e propose un progetto educativo particolare in cui si valorizzavano le potenzialità espressive degli alunni, progetto che rese la scuola famosa in Italia e all’estero.
Nel parco fu conservato il tracciato della pista ippica, che si può ancora riconoscere con il viale circolare più largo e il piazzale che guarda l’ingresso di via Giacosa.
I padiglioni inseriti nell’area, che richiamano il tipo di costruzione a chalet, pensati per stare con gli alberi, ben distanziati tra loro e mimetizzati tra il verde, sono ancor oggi utilizzati dalla scuola omnicomprensiva Casa del Sole.
Il deterioramento degli anni passati è stato in parte recuperato con interventi radicali di ristrutturazione. Tuttavia molto resta da fare: la piscina non è agibile e l’edificio ex-convitto, in grave degrado, potrebbe ospitare, dopo opportuna sistemazione, un nuovo  omplesso scolastico.
La situazione urbanistica e morfologica del Trotter sono sicuramente uniche in Italia, anche in relazione all’uso e all’utilizzo per funzioni culturali, sociali e ricreative.

Dal 1975 la scuola ha perduto la sua caratteristica di “scuola speciale”, divenendo scuola di quartiere. Questo cambiamento ha inciso sull’utilizzo del Parco che, poco a poco, ha modificato le caratteristiche originarie e la sua funzionalità specifica ed è divenuto fruibile in parte anche dagli abitanti della zona.
Il Parco, circondato da un alto muro storico, che ne nasconde la vista dall’esterno, non era mai stato, come altri giardini milanesi, luogo aperto al pubblico. Probabilmente questa sua unicità e segretezza, con la sua funzione educativa alla natura per i ragazzi, ha
salvaguardato il patrimonio arboreo e le sue essenze.
Attualmente nel Parco vi sono 387 arbusti e 1093 alberi che comprendono 63 specie arboree, tra cui 18 sempreverdi, che offrono il loro manto verde anche durante la stagione invernale.
La prima fase della piantumazione risale ai primi anni del secolo scorso, quando era limitata all’esterno dell’anello del Trotter. Piante di notevoli dimensioni erano, dunque, già presenti all’apertura del galoppatoio e sicuramente era presente il filare delle robinie vicino alla ferrovia.
Altre piantumazioni sono state effettuate con la realizzazione dell’ippodromo, come il filare degli ippocastani, che portava alle scuderie, e i cedri e i tigli, che offrivano la loro ombra alle tribune.
Tra il galoppatoio e le scuderie si trovavano altri gruppi di tigli, platani ed ippocastani e la grande quercia, l’albero simbolo del parco con la sua folta e grande chioma.
Durante l’insediamento della scuola venne ampliata la piantumazione con filari di sofora e un doppio filare di platani, che serviva da separazione tra la zona delle ragazze e la parte riservata ai maschi. Verso l’ingresso e all’esterno dell’ellisse furono inseriti alcuni alberi di tiglio. Negli anni seguenti si continuò ad ampliare il patrimonio arboreo del Parco, prestando
sempre molta attenzione alle necessità della Casa del Sole.
Nel 1969 l’apertura del Trotter ai cittadini del quartiere e a tutti i milanesi ha permesso di far conoscere e valorizzare a pieno, accentuandone la preziosità, questa oasi di verde inserita in un contesto urbano densamente costruito. Attualmente non tutte le piante e le essenze esistenti nel Parco sono originarie della zona in cui sono state piantate, alcune sono originarie della Cina e del Giappone come l’ailanto, il ginkgo, l’albero di Giuda, altre dell’America del Nord come la quercia rossa ed il platano. Gli alberi di provenienza da aree con caratteristiche ambientali diverse da quelle milanesi hanno sempre avuto problemi di crescita e di salute, dovendo affrontare condizioni climatiche non favorevoli e vivere in un ambiente inquinato come quello della città. La prima impressione, entrando nel Parco, è sicuramente positiva per il visitatore, in quanto i viali fittamente alberati e le ricche fioriture
offrono una sensazione di frescura e di relax. Purtroppo l’occhio esperto dei botanici rileva, osservando con attenzione le piante, una serie di sofferenze: alcuni rami secchi, foglie ingiallite e macchiettate che testimoniano delle patologie in atto.

Il sistema vegetale ha comunque una grande forza ambientale con il volume del suo verde, che è dieci volte superiore a quello dell’area edificata e ha ben superato le incurie degli anni e ha grandi possibilità di recupero con interventi mirati di ripristino, diradamento, nuove piantumazioni.
Il disegno complessivo del Parco dunque è frutto della stratificazione di vari interventi:
a) quello originale dell’ippodromo (filari di platani sul lato ovest, doppio filare di ippocastani ad arco sul lato nord, gruppi di tigli e platani a protezione delle stalle, filare di sofore lungo la pista);
b) quello legato ad interventi che hanno modificato il parterre del Parco con piantumazioni che hanno invaso gli spazi liberi a prato;
c) quello dell’incuria che ha in parte compromesso la qualità dei decori arbustivi, sostituiti da pavimentazioni in cemento e da attrezzature poco congruenti con l’insieme del luogo.
Un’attenzione e una cura particolari, per rivalutare e riqualificare il Parco Trotter,dovrebbero essere riservate al sistema dell’acqua in una zona ricca di rogge, che ha sempre avuto un ruolo importante per le attività produttive, ma anche per quelle estetico-decorative.
L’acqua è una risorsa vitale che deve essere valorizzata, raccolta e utilizzata attraverso impianti di riciclaggio dell’acqua piovana.
L’impiego dell’acqua sarebbe utile non solo per l’irrigazione delle aiuole e del manto erboso, ma anche per la possibilità che canali e percorsi d’acqua ridisegnino il Parco, ridefinendo le sue diverse zone funzionali. Anche l’inserimento di fontane, oltre al ruolo decorativo, avrebbe una funzione ludica e ricreativa per i frequentatori del giardino.
Negli anni ’90 la scuola del Trotter ha riproposto il progetto didattico che richiama il valore dell’esperienza come base educativa, ritornando al pensiero deweyano dell’attivismo.
La Casa del Sole ha continuato a non essere una scuola staccata dalla vita e, utilizzando gli orientamenti pedagogici più moderni, impostando la propria attività in modo che gli alunni fossero protagonisti dei moduli operativi-progettuali.
Il Parco è l’ambiente naturale e sociale che, con le sue risorse, offre importante materiale di ricerca,di studio e di verifica.
I laboratori ambientali rappresentano una scelta didattica aperta in cui la proposta educativa non è solo quella di fornire conoscenze, ma di mettere i bambini al centro della costruzione del loro sapere, indirizzandoli ai valori etici e sociali della collaborazione e della solidarietà.
Nel 2005 sono stati festeggiati gli ottantanni della nascita del Trotter. Alla manifestazione hanno partecipato la Scuola Casa del Sole – Rinaldi, il Comitato dei Genitori, l’Associazione Amici del Parco Trotter, che con entusiasmo e competenza hanno organizzato un Convegno sul futuro del Parco e una mostra sulla storia della scuola.

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